Sul caso di Eluana Englaro si è detto di tutto e di più.
Per cui non mi sogno di dire nulla di nuovo, ma solo analizzare alcune situazioni che mi saltano agli occhi.
Monsignor Fisichella: “Sento tristezza perchè si toglie ad una ragazza la possibilità di vivere”.
Cardinale Bagnasco: “Sarebbe un momento drammatico se si dovesse procedere alla consumazione di una vita per sentenza”.
Io o voi?
Chi glielo dice che non si può parlare di “vita”?
Chi glielo dice che esistono casi di persone in coma vegetativo che dopo 1, 2 o rarissimamente 3 anni si sono svegliate, mentre Eluana è in questo stato da 16 ANNI E MEZZO?
Io o voi?
Monsignor Fisichella:”Mi domando cosa succederà. I medici toglieranno nutrizione ed idratamento ad Eluana Englaro. Così morirà di stenti in atroci sofferenze”.
Errato, cazzo!
I recettori del dolore, posti come Monsignor Fisichella mi insegna nel talamo, hanno perso qualsiasi funzione. Di conseguenza, Eluana non può sentire il dolore (come d’altronde non può sentire un cazzo!).
C’è da dire una cosa. La Chiesa è sempre stata indietro nella storia, raramente c’ha capito qualcosa. Arrogata su posizioni primitive è riuscita sempre con grande difficoltà ad adattarsi.
Ora, se guardiamo indietro di 400 anni a Galielo o Giordano Bruno pensiamo:”Ma che coglioni i preti a condannare uno che dice che la terra gira intorno al sole”.
Così, sicuramente tra 400 anni diranno “Ma che coglioni i preti a considerare lo stato vegetativo da 16 anni vita e a negare i matrimoni tra omosessuali”.
Ma continuiamo a fidarci, dai.
Un’altra cosa è interessante e chiarisce come si stia parlando del nulla e se ne stia parlando per giunta a sproposito.
Se l’incidente fosse avvenuto qualche anno prima del 1992, con le tecnologie di rianimazione dell’epoca Eluana sarebbe morta. Invece è stata “salvata”.
Ora: cosa si deve pensare? Che i dogmi religiosi si modellino sulla base del progresso scientifico?
E ancora: staccare il sondino che le permette di deglutire significa sostanzialmente permettere al processo naturale di continuare, processo interrotto appunto dalla rianimazione.
Ma allora, se nella concezione malata di questi pretucoli da strapazzo il corso della vita non si può arrestare per volere dell’uomo, bisognerebbe bandire anche la rianimazione, il momento iniziale! Eh già.
Un buon punto di partenza, per tutti quelli che da giorni vomitano sentenze su temi “eticamente sensibili”, sarebbe leggere la sentenza.
Vi troverebbero, nè più nè meno, riferimenti limpidi agli artt. 2, 13 e 32 della Costituzione. Alla Convenzione dei diritti umani, alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, agli articoli del codice di deontologia medica. Nonchè alle sentenze-monito di Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania.
e se tutto questo nozionismo scientifico non dovesse bastare, io penso alla volontà della ragazza.
Più di una volta nella sua vita aveva espresso il desiderio di voler morire, nel caso in cui si fosse trovata in una situazione del genere. Aveva pregato (in Chiesa, ndr) per la morte di un suo amico in stato vegetativo. Ne aveva parlato spesso con i genitori e le amiche.
E adesso, politicanti giornalisti e preti si arrogano il diritto di decidere per lei.
Sputano sentenze sull’eutanasia, come se c’entrasse qualcosa. Strumentalizzano una vita umana in nome dei loro princìpi, senza un minimo di rispetto almeno per la sofferenza del padre.
Ma che, oh?
concludo con uno stralcio della lettera di Papa Paolo VI al cardinale Villot, del 1970:
Pur escludendosi l’eutanasia, ciò non significa obbligare il medico a utilizzare tutte le tecniche di sopravvivenza che gli offre la scienza infaticabile creatrice. In tali casi non sarebbe una tortura inutile imporre la rianimazione vegetativa, nell’ultima fase di una malattia incurabile? Il dovere del medico consiste piuttosto nell’adoperarsi a calmare le sofferenze, invece di prolungare più a lungo possibile, e con qualunque mezzo e a qualunque condizione, una vita che non è più pienamente umana e che va verso la conclusione.
Posted on Luglio 19th, 2008 di BaroneBirra
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